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giovedì 9 luglio 2026

Il riflesso



                                   Immagine elaborata da Gemini

Questa storia,  è stata ideata da me,  ma Gemini ha perfezionato la scrittura,  ed a 

braccetto abbiamo creato questo giallo intrigante che spero  vi piacerà,  se  qualcuno

desidera comprare i diritti per farne un film, sia io che lui siamo qui.

I. La nausea del mattino

«Signore, ancora a letto? Si sente male? Mi scusi tanto, pensavo che alle undici fosse già uscito». Luisa, la governante tuttofare, si congedò dalla camera da letto con un passo felpato, lasciando la stanza nel silenzio.

Giorgio si alzò con cautela. Una nausea feroce, ormai diventata la protagonista indiscutibile delle sue mattinate, gli attanagliava la gola e lo stomaco. Corse in bagno, aprì l'armadietto dei medicinali con dita tremanti e ingoiò la solita pasticca antivomito. Ormai da qualche mese le sue giornate iniziavano così. Aveva tentato di ingannare il proprio corpo svegliandosi all'alba, poi alle otto, alle nove... Niente. La nausea era un timer biologico infallibile.

Gli accertamenti clinici non avevano rilevato alcuna anomalia organica. Per i medici e per gli amici, quel malessere aveva un nome preciso: il dolore per la scomparsa di sua moglie.

Perché Claudia, stimatissima pediatra dedita solo ai suoi piccoli pazienti, non era morta. Era letteralmente svanita nel nulla in una notte di pochi mesi prima. Aveva lasciato il cellulare sul comodino, ma dal suo armadio mancava qualche vestito ed era sparito il passaporto. Giorgio era stato rivoltato come un calzino dagli inquirenti, indagato per mesi, ma a suo carico non era emerso nulla. Eppure, un dettaglio formale continuava a stridere in quella fuga perfetta: nessuna telecamera di sorveglianza della zona, quella notte, aveva registrato l'immagine di Claudia.

II. Due vite impeccabili

A quarant'anni, Giorgio era l'immagine del successo: un ingegnere stimatissimo, colto, di bella presenza ed elegantemente educato. Claudia, sua coetanea, era la sua controparte perfetta. Niente figli, troppi impegni, due carriere speculari che assorbivano ogni briciolo di energia.

La sparizione della moglie aveva trasformato la vita di Giorgio in un incubo d'ansia. Aveva dovuto abbandonare i cantieri, sommerso da una sottile depressione che lo aveva letteralmente invaso, amplificata dal fiato sul collo della polizia. Per l'opinione pubblica l'ingegnere rimase sempre al di sopra di ogni sospetto e, alla fine, i magistrati avevano allentato la presa.

Non tutti, però, si erano arresi. L'ispettrice Elena continuava a indagare nell'ombra, mossa dall'ossessione che dietro quella facciata immacolata si nascondesse qualcosa di sinistro. Claudia non aveva scheletri nell'armadio, non aveva amanti, e il suo conto bancario non era mai stato toccato. Perché una donna così avrebbe dovuto cambiare identità e sparire volontariamente? Elena ne era certa: qualcuno l'aveva fatta sparire.

Nel frattempo, Giorgio subiva in silenzio. Oltre alla nausea, a tormentarlo erano arrivate delle strane telefonate mute. Squillava il telefono, lui rispondeva, dall'altro lato solo un respiro. Giorgio non sapeva di avere la linea sotto controllo, né che quelle chiamate anonime provenissero proprio dal cellulare civetta dell'ispettrice, intenzionata a studiare le sue reazioni. Ma la reazione di Giorgio fu la cosa più sospetta di tutte: non chiese aiuto, non denunciò lo stalking, non domandò un'intercettazione. Le subiva e taceva. Lui sapeva che, dall'altro capo del filo, non poteva esserci sua moglie.

III. Il tempo cancella i peccati

L'ispettrice Elena aveva scavato ovunque. Sapeva che la reale ricchezza della famiglia apparteneva a Claudia e che Giorgio ne era il legittimo erede, non essendoci altri parenti in vita. Ma la vita dell'ingegnere era un deserto di indizi: nessuna relazione clandestina, una segretaria attempata e devota, e come unica amicizia importante il suo socio in affari, Francesco, un uomo sposato e padre di due figli.

Era passato un anno. Giorgio, per dimostrare la sua buona fede, aveva persino assunto un investigatore privato, ottenendo lo stesso buco nell'acqua della polizia. Elena cercava una risposta alla domanda più difficile: come si fa a far sparire un cadavere in una sola notte senza usare l'auto? Avevano rivoltato l'immenso giardino della villa metro quadro per metro quadro con i cani molecolari. Niente. Avevano ispezionato la cantina mattone per mattone. Niente.

Passarono gli anni. Il tempo, implacabile, lavorò per Giorgio. Ottenuta la dichiarazione di morte presunta della moglie, l'ingegnere entrò in possesso dell'intera eredità.

E, quasi per magia, la sua orribile nausea mattutina divenne un ricordo lontano.

Il lavoro allo studio associato con Francesco riprese a gonfie vele. Giorgio era diventato uno dei vedovi più facoltosi e desiderati della città, ma rifiutava con infastidito distacco ogni avance, dichiarando pubblicamente che avrebbe amato una sola donna nella vita e che non si sarebbe mai risposato. Per tutti era un santo. Per Elena, un assassino impunito. Ormai l'ispettrice si muoveva sul filo del rasoio: un solo passo falso con un cittadino così influente le sarebbe costato il distintivo.

IV. La ninfa d'oro

Ma Giorgio aveva un punto debole, l'errore tipico dei narcisisti: un ego smisurato. Amava circondarsi di ammirazione e, con il tempo, aveva iniziato a organizzare feste sfarzose nella sua villa.

Elena non si perdeva un ricevimento. Riusciva sempre a imbucarsi, scortata ogni volta da un invitato diverso, confondendosi tra gli specchi, i calici di cristallo e gli abiti da sera. Il suo obiettivo era osservare la casa, cercare un dettaglio che le fosse sfuggito anni prima.

Fu durante una di quelle serate affollate che lo sguardo dell'ispettrice si posò, per l'ennesima volta, sulla meravigliosa fontana al centro del salone d'onore. Due ninfe di pietra, posizionate ai lati della vasca, creavano un gioco d'acqua straordinario. Sembravano quasi uguali, due copie perfette nate dallo stesso scalpello.

Quasi.

Elena si avvicinò alla fontana, stringendo il suo calice per darsi un contegno, mentre la luce dei lampadari rifletteva sui flussi d'acqua che accarezzavano il marmo delle sculture. Guardò meglio la ninfa di destra. Sotto il velo liquido, proprio sul polso della statua, c'era qualcosa di strano. Un'anomalia cromatica. Un lampo improvviso, metallico e lucente, che fendeva l'opacità della pietra artificiale. Un riflesso d'oro.


V. Il tocco della verità

Elena mosse qualche passo felpato, bagnando l'orlo del suo abito da sera contro il bordo di marmo della fontana. Il rumore dell'acqua scrosciante copriva le chiacchiere e le risate degli invitati che fluttuavano nel salone. Nessuno la stava guardando. Giorgio, a qualche metro di distanza, offriva spocanzioso del vino a un senatore, di spalle.

Con il cuore che le batteva in gola, l'ispettrice allungò una mano e immerse le dita nell'acqua gelida della vasca, risalendo lungo il braccio della ninfa fino al polso.

Non era marmo. Sotto i polpastrelli, dove la resina si era assottigliata dopo anni di erosione idrica, la pietra cedeva il passo a una superficie metallica, fredda, a piccole maglie articolate. Un brivido le corse lungo la schiena. Premette leggermente e un minuscolo frammento di vernice siliconica si staccò, fluttuando via nella corrente della fontana. Sotto le luci della festa, il bracciale "Love" di Cartier, in oro massiccio, brillò in tutta la sua macabra verità. Era lo stesso identico modello descritto nel verbale di scomparsa di Claudia. Il pezzo mancante dell'armadio.

Elena ritirò la mano, asciugandosi le dita bagnate sulla gonna. Si voltò lentamente verso Giorgio. L'ingegnere, avvertendo forse lo sguardo della donna, si girò a sua volta. I loro occhi si incrociarono per un secondo infinito. Elena non disse nulla; gli rivolse solo un piccolo, gelido sorriso, poi si infilò nella calca e sparì verso l'uscita.


VI. Il delitto perfetto si sgretola 

Quella stessa notte, a festa finita, la villa venne circondata.

Nel salone d'onore erano rimasti in tre: Giorgio, ancora in smoking, il suo socio Francesco, che si stava allentando il papillon, e l'ultimo bicchiere di cognac a fare da testimone ai loro sussurri. Tra i due c'era un'intimità protettiva, uno sguardo che andava ben oltre la semplice amicizia professionale. Fu in quel momento che i fari blu della polizia tagliarono le grandi vetrate.

Quando la porta d'ingresso venne abbattuta, Giorgio non si scompose. Rimase immobile, l'espressione di chi si considera ancora intoccabile, mentre Francesco fece d'istinto un passo per mettersi quasi davanti a lui, come a volerlo proteggere.

«Ispettrice Elena», disse Giorgio con voce ferma, guardandola entrare insieme alla squadra della scientifica e a un magistrato. «Cosa significa questa violazione? Il mio giardino è già stato controllato anni fa. Siete ridicoli».

«Non siamo qui per il giardino, ingegnere», rispose Elena, con lo sguardo che passò freddo da Giorgio a Francesco, cogliendo il lampo di puro terrore negli occhi del socio. «Siamo qui per la sua opera d'arte. Stacchiamo l'acqua».

Al click dell'interruttore principale, il motore della fontana smise di ronzare. Il getto d'acqua si affievolì fino a diventare un gocciolio, poi il silenzio più assoluto invase la stanza. Senza il velo liquido a distorcere la vista, la ninfa di destra apparve per quella che era: un corpo umano intrappolato in un guscio sintetico che si stava esfoliando.

VII. L'ultimo riflesso

I tecnici della scientifica accesero i riflettori industriali e il medico legale si avvicinava alla statua con gli strumenti da taglio.

«Lei è un uomo metcoloso, Giorgio», disse Elena, avvicinandosi ai due uomini. «Ha studiato i flussi, i pesi, le telecamere per neutralizzare i cani. Ma ha dimenticato la legge più elementare della sua professione: l'attrito. L'acqua scorre e consuma. La resina ha ceduto, e il bracciale d'oro di sua moglie è tornato alla luce. Ma c'è una cosa che mi chiedevo da anni... qual era il vero movente? Claudia non vi dava fastidio, ognuno faceva la sua vita».

Elena si voltò di scatto verso Francesco, il cui volto era diventato dello stesso colore del marmo della fontana.

«Poi abbiamo guardato i tabulati telefonici storici e i conti offshore dello studio associato», continuò l'ispettrice, assestando il colpo finale. «Voi due non eravate solo soci. Claudia aveva scoperto tutto: la vostra relazione clandestina e il modo in cui usavate lo studio per i vostri scopi. Voleva il divorzio, voleva distruggervi. Così, in quella famosa notte, Francesco l'ha aiutata a tenerla ferma mentre lei, ingegnere, preparava la resina chimica».

A quelle parole, il silenzio nel salone divenne tombale.

Giorgio guardò lo scintillio d'oro sul polso della ninfa, poi guardò Francesco. Per la prima volta, la sua maschera di pietra si incrinò. Portò dita tremanti alla gola, mentre un conato improvviso, violento e primordiale, lo costringeva a piegarsi in due. La vecchia nausea era tornata, più feroce che mai.

Francesco fece per avvicinarsi a lui, chiamandolo per nome con una voce spezzata che tradiva anni di segreti: «Giorgio...».

Ma due agenti si misero in mezzo, bloccando Francesco e stringendogli i polsi nelle manette, mentre altri due sollevavano Giorgio, ormai incapace di reagire.

«Ingegnere Giorgio, signor Francesco, siete in arresto per l'omicidio in concorso e l'occultamento del cadavere di Claudia Vanni».

Elena rimase un attimo da sola davanti alla fontana vuota, guardando quell'ultimo riflesso d'oro sotto i riflettori. La finta ninfa era stata liberata dal suo guscio, e il prezzo di quell'amore criminale era stato finalmente pagato.


domenica 25 maggio 2025

Sotto l'albero

"Strana la vita", pensò Peter,  il licenziamento alla veneranda età

di cinquanta anni, lo aveva schiacciato letteralmente contro un

muro, ed  insieme a sua moglie Mary aveva dovuto riprogrammare la

loro vita, lei guadagnava troppo poco, e non avrebbe potuto sostenere

le loro spese e quelle dei loro figli, ancora adolescenti.


Avevano dovuto vendere la loro casa, per estinguere il residuo del 

mutuo e contare su dei risparmi, per andare avanti,  si erano trasferiti 

nella villetta  dei suoi genitori ormai passati a miglior vita,  in un 

paesotto non lontanissimo dalla città,  dove suo padre aveva 

esercitato il mestiere delicato di medico condotto.


La sua famiglia, non era rattristata da questo trasferimento, la villetta 

era bellina, ben tenuta, con un grande giardino ed alberi bellissimi, 

uno in particolare era immenso,  sovrastava tutti gli altri,  ma per lui 

era un dispiacere costante,  in quella casa aveva vissuto,  il dolore per 

la tragica scomparsa della sua sorellina,  mai ritrovata,  con il trauma

dell'allontanamento affettivo dei suoi genitori, che invece di consolarlo

lo avevano tenuto a distanza,  la loro freddezza lo aveva spinto ad 

andarsene molto presto e loro non lo avevano trattenuto,  e neppure

lo avevano cercato,  fino al momento della loro morte, quando un 

notaio lo contattò per l'eredità, la casa, che purtroppo non aveva

un gran valore, vista la sua ubicazione in quel paesotto, non

avrebbe avuto senso venderla.



Peter,  in quella casa non stava bene,  erano ritornati gli 

incubi, l'insonnia, una malsana depressione, che non lo aiutava

a ritrovare un lavoro, sua moglie Mary, era molto preoccupata

per lui,  inoltre c'era un particolare inquietante, quando si

recavano in paese a fare spesa, notavano alcuni residenti più

anziani, guardarli come se vedessero il diavolo.


I suoi  due figli  adolescenti,  David di quindici anni e Paul

di tredici, si era ambientati abbastanza bene,  tuttavia, anche

loro avevano notato degli sguardi  strani, da parte di alcuni

loro compagni,  e per il momento avevano preferito non fare

troppe amicizie.


Mentre sua moglie Mary era spesso fuori per lavoro, ed

ambientarsi era l'ultimo dei suoi pensieri.


Peter,  cercava di occuparsi della casa, del giardino, 

quello stesso giardino dove lui e la sua adorata sorellina

giocavano, Amy,  la sua sorellina gemella, la persona che 

amava di più al mondo, quando lei scomparve mentre

giocavano a nascondino, pensò ad uno scherzo,  lei era

una gran burlona, ma dopo due ore di ricerca, comprese

la gravità e avvertì i suoi genitori.

Oltre alla paura, al dolore, di un povero bimbo di dieci

anni, si aggiunsero gli interrogatori, degli agenti di

polizia,  che gli fecero ripetere mille volte la sua 

testimonianza, gli  sguardi sospettosi, i silenzi, 

la freddezza dei genitori, gli incubi,  Amy lo chiamava

tutte le notti,  ed era triste e disperata.....


Tutto era ritornato, gli incubi,  la sua sorellina 

lo chiamava nuovamente tutte le notti,  e lui si

svegliava madido di sudore e poi non riusciva

più a riaddormentarsi.

E cercava di ricordare, quel pomeriggio, quando

lei, andò a nascondersi,  mentre lui contava ...

e poi la sua ricerca infruttuosa e poi disperata,

cosa era accaduto?  Non ricordava la presenza

di nessun'altro,  chi avrebbe potuto rapirla?

Si era affidato anche alle cure di un ipnologo,

per capire se avesse dimenticato qualcosa,

ma non era mai affiorato nulla.


La cosa più terribile fu che i suoi genitori

pensavano che in qualche modo, fosse colpa sua

e non solo i suoi genitori,  chi poteva averle 

fatto del male, se non lui, l'unico testimone,

l'ultimo ad averla vista.


Una notte, Peter fece un sogno stranissimo,

Amy  era vicino all'albero più grande del loro

giardino,  lei lo indicò, con la sua manina .....

Madido di sudore, si alzò, prese una torcia ed

andò verso quel grande albero,  apparentemente

non sembrava ci fosse nulla di strano, prese

una pala ed iniziò a scavare sotto quell'albero...

dopo poco,  la pala trovò qualcosa di duro,  

un sacco con dentro, un cranio ed altri resti.....

Il cuore di Peter  sembrò  voler scoppiare.....

Svegliò la moglie e chiamò  la polizia.....


Quaranta anni, dopo quaranta anni, l'aveva

finalmente ritrovata,  era sotto terra, davanti

all'albero, chi, chi, l'aveva uccisa?  Chi aveva

scavato quella fossa?  Senza che nessuno se 

ne accorgesse ?  Non certo un bimbo gracilino

come lui, di dieci anni.....


La polizia, si occupò  diligentemente del caso, 

anche se con quaranta anni di ritardo,  ma certo 

l'autopsia  non potè  rilevare molto,  tuttavia 

nel sacco con cui l'avevano sepolta,  riuscirono a 

rilevare un dna, che non apparteneva a Peter.

La polizia Chiese la collaborazione degli abitanti  del paese,

e molti si sottoposero al test del dna...

Si scoprì  che uno di loro era il figlio di colui che aveva

lasciato il suo dna sul sacco,  ed era ancora vivo....

un uomo di ottantacinque anni, rispettato  da tutti,

era un caro amico del loro padre,  che quel  giorno 

era andato a farsi visitare.


Era lui il mostro?  quella traccia di dna  dimostrava

la sua colpevolezza,  ma come aveva fatto a seppellire

la bimba ai piedi di quell'albero,  senza essere disturbato?

Come aveva potuto far sparire la bimba, senza che 

nessuno se ne accorgesse?


L'uomo fu sottoposto ad un duro interrogatorio, 

all'inizio si avvalse della facoltà  di non rispondere, 

tuttavia quando comprese che era  del tutto inutile, poichè 

quella prova era schiacciante,  confessò già  

confessò  che quel giorno mentre stava andando a 

farsi visitare,  vide la bimba che si stava nascondendo

in una grande  rimessa dove c'era un poco di tutto,

lui la seguì  ne abusò e poi la uccise, la nascose 

in un grande tino, dove tenevano il vino, ed andò a farsi 

visitare, stando attento a non farsi vedere dal ragazzo

che stava cercando la sorellina.  Durante la notte, 

recuperò il cadavere dal tino e lo mise nel sacco,  poi

scavò una buca sotto il grande albero e la seppellì, 

senza problemi, tutti erano fuori a cercare la bimba.


Così facile? Durante la ricerca nel giorno, nessuno pensò  di

guardare nel tino?  E durante la notte tutti erano fuori'?

Qualcosa non tornava .....Peter ricordava che L'uomo

quella notte, era accanto a suo padre, nella ricerca 

della sua sorellina,  ed anche le notti successive,  quindi 

l'uomo mentiva spudoratamente.


Peter lo fece presente agli agenti,  che l'uomo stava

mentendo,  quindi le loro attenzioni  si spostarono

sul figlio che allora aveva quindici anni,  tuttavia

ricordavo bene che quel ragazzo era sempre insieme

a suo padre nella ricerca di Amy,  certo poteva 

aver attirato Amy con una scusa,  poteva averla 

seppellita successivamente nel nostro giardino, 

inoltre ricordava che suo padre, chiese al suo 

amico  dei sacchi grandi, proprio come quello

in cui era stata deposta Amy.


La polizia aveva una confessione, basata sul 

nulla,  indagò  il figlio,  che si dimostrò innocente.


Chi aveva fatto scempio della sua sorellina?

Eppure sapeva che quell'uomo conosceva la verità,

ma preferiva farsi accusare piuttosto che 

dichiararla,  pensava che il suo silenzio lo avrebbe

protetto,  invece dopo una settimana fu ucciso,

ucciso in carcere, durante una rissa tra detenuti.

Quell'evento confermò  il pensiero di Peter

qualcosa di molto oscuro, gravava dietro alla

morte di Amy.

Il comportamento freddo e distaccato dei genitori,

ebbe su di lui un impatto terrificante,  oggi lo assale

il dubbio di un loro coinvolgimento,  o una verità

nascosta.  

Peter chiese alla polizia, di analizzare il dna suo

quello di sua sorella e quello dei suoi genitori.

Ormai erano in ballo, e scoprirono  che lui era 

il fratello di Amy,  ma i loro genitori  non erano

biologicamente i loro genitori,   non esisteva

inoltre nessun documento di adozione.

Peter Comprese quindi il motivo della loro freddezza.

Forse erano stati proprio loro ad uccidere Amy?

Chi erano i loro veri genitori? Erano stati venduti

o erano stati rapiti?


Purtroppo non emersero altre notizie, ormai

la generazione coinvolta era quasi tutta scomparsa,

e chi conosceva la verità,  se la teneva ben

stretta, era potente e pericolosa,  indagare 

ulteriormente era impossibile.


Peter tristemente si rassegnò,  non voleva 

che la sua famiglia pagasse per la sua volontà

di conoscere la verità,  trovò un nuovo lavoro

in città,  e  decise di vendere la villetta,  ad

un modico prezzo.

Sua sorella era stata sacrificata su un altare 

terrificante,  e non capiva il motivo della scelta di 

quei criminali,   perchè Amy e non lui?  O entrambi?



domenica 18 agosto 2013

Solo per un tragico errore - racconto -





                                                                 1^ Parte

Erano le 21,00, circa, mentre Giancarlo in garage stava aggiustando il suo motorino, udì dei rumori provenire dal suo appartamento, grida di terrore, rumori indecifrabili, pensò subito che fosse qualche programma alla TV, ma preferì comunque salire le scale e verificare. Aprì lentamente la porta che si affacciava sul corridoio e sbirciò: “la scena che si presentò ai suoi occhi per poco non lo fece svenire : un uomo con una tuta nera ed una specie di passamontagna, stava frugando nella casa, non era solo, vide altri due vestiti nello stesso modo, che si stavano dirigendo proprio verso di lui”.

Scappò con tutta la forza che aveva in corpo e si fermò, soltanto dopo un paio di chilometri, non aveva denaro, ma si ricordò che per fortuna, nella tasca, aveva messo il cellulare, chiamò la polizia e spiegò cosa stava accadendo.

Ritornò indietro, si nascose, aspettando il suono delle sirene, dopo 10 minuti finalmente due auto della polizia si fermarono davanti a casa sua, uscì dal suo nascondiglio e si presentò ai tre poliziotti, insieme entrarono nell'appartamento.

Gli uomini in nero, non c'erano più, tutto sembrava normale, le luci accese, Giancarlo chiamò ad alta voce i suoi genitori e la sorella, ma nessuno rispose.

Giancarlo spaventatissimo si mise a sedere sul divano del salotto, le gambe ormai non lo reggevano più, i poliziotti chiesero cosa fosse accaduto esattamente, lui raccontò quello che aveva visto: i tre uomini in nero e le grida di terrore che aveva udito precedentemente, i poliziotti perlustrarono tutta la casa, il garage, il giardino, rovistarono gli armadi, non trovarono tracce di sangue né cadaveri.

Provarono loro stessi a chiamare con il cellulare di Giancarlo quelli dei genitori e della sorella, squillarono uno ad uno in stanze diverse dell'appartamento.

Il giovane terribilmente sconvolto fu scortato e portato alla centrale per verbalizzare e denunciare l'accaduto, da lì chiamarono il fratello del padre, l'unico parente ancora in vita, che abitava nella stessa città: Roma, dopo poco raggiunse il nipote, che gli spiegò quello che era accaduto.

La polizia analizzò attentamente la situazione solamente nei giorni successivi, quando furono certi, che nessuno della famiglia era ritornato o si era fatto vivo: “nessun furto, nessun disordine, nonostante la testimonianza del ragazzo, nessun cadavere, nessuna impronta estranea, nessuna traccia di sangue. Il padre lavorava come direttore in una catena di negozi di abbigliamento, la mamma casalinga, e la sorella studiava ancora all'università, Giancarlo il più giovane, aveva sedici anni e frequentava ancora il liceo.


Le indagini furono orientate sull'ambiente di lavoro del padre del giovane, tuttavia almeno apparentemente, non vi erano collegamenti, l'uomo era in buoni rapporti con tutti i colleghi, superiori o subalterni, non vi erano stati licenziamenti e nessun problema almeno negli ultimi 5 anni, era un direttore veramente competente e di grande spessore umano, molto stimato da tutti.


Sulle due donne non gravava alcun mistero, la loro vita era sotto la luce del sole, anche la ragazza, non aveva molte frequentazioni, studiava medicina con grande passione e entro due anni, avrebbe conseguito la laurea.


Come sempre accade in questi casi senza risoluzione, i sospetti si orientarono sul ragazzo, quando si scoprì che suo padre aveva stipulato una importante polizza sulla vita, di cui i beneficiari erano proprio lui e sua sorella, e poi anche sul fratello dell'uomo scomparso, che però aveva una situazione finanziaria florida e senza ombre ed un alibi a prova di bomba.


Tuttavia dopo molte indagini e colloqui, sia con Giancarlo che con lo zio, la polizia cominciò a defilarsi, ed i due dovettero ricorrere ad un investigatore privato molto bravo, per poter in qualche modo scoprire la verità.

Anche i giornalisti, nonostante l'iniziale clamore, abbandonarono il campo, non vi era niente a cui aggrapparsi, i coniugi e la sorella erano letteralmente spariti nel nulla, senza lasciare alcuna traccia e se quei tre uomini visti da Giancarlo esistevano realmente, erano dei veri professionisti.



                                                    2^ parte


Erano ormai trascorsi venti anni dalla tragica vicenda che Giancarlo, ricordava, come fosse stato ieri, suo zio purtroppo era morto in uno strano incidente, e lui era un avvocato molto in vista nella sua città, un uomo quasi ricco, la polizza assicurativa era stata incassata, da pochi anni, dopo la dichiarazione di morte presunta dei suoi cari, qualcuno era convinto che lui fosse coinvolto in quella sparizione, ma lui, grazie al cielo, sapeva di essere innocente, e di aver avuto fortuna, infatti se fosse stato nell'appartamento, avrebbe fatto la stessa fine della sua famiglia.

Non si era mai rassegnato, non aveva mai abbandonato le ricerche e aveva assunto vari investigatori, che purtroppo non avevano scoperto nulla.

Immaginava che i suoi fossero morti, ma non aveva alcuna prova neppure di questo, dal momento che mai nessun cadavere fu rinvenuto, forse esisteva una probabilità su un milione che fossero ancora vivi e prigionieri ma di chi? E perchè?

Si chiese se alla fine, quel rapimento non fosse stato solo un errore tragico, se quegli uomini avessero solo sbagliato indirizzo e persone..

Congetture, solo un'infinità di congetture, di ipotesi vuote senza alcuna logica e nesso, un rompicapo senza soluzione, la polizia lo aveva capito dopo pochi mesi, persino i giornalisti si erano disinteressati quasi subito del caso, era rimasto un unico giocatore: lui, ma anche la sua disperazione, la sua testardaggine e la sua vita piena solo del suo lavoro: pochi amici, poche relazioni sentimentali fallimentari e nessun desiderio di costruirsi una famiglia.


Fino a che accadde l'imponderabile, qualcosa di inaspettato ed imprevisto: la sparizione di un'altra famiglia con le stesse modalità, unica differenza non vi era alcun testimone, i genitori ed i due figli erano scomparsi senza lasciare alcuna traccia, l'appartamento in ordine, nessun parente.


Nessun motivo di scomparire, nessun nemico, tutto si stava ripetendo, con una unica differenza, in questo caso, alla fine delle indagini, non vi sarebbe stato qualcuno che grazie ai suoi profondi interessi affettivi, avrebbe continuato le ricerche, ebbene l'avrebbe fatto lui, ed i suoi investigatori.


E gli investigatori si concentrarono su eventuali relazioni, su qualche denominatore comune, anche se dopo venti anni era assai duro trovarne.

L'unica relazione tra i due casi era proprio un'azienda fornitrice di materassi, letti e divani, un'azienda la cui attività era iniziata circa sessanta anni prima. Ebbene Giancarlo ricordò che suo padre aveva acquistato proprio un paio di  giorni prima e da quella stessa azienda dei bellissimi divani e questa famiglia invece aveva acquistato un materasso matrimoniale. Poteva significare veramente qualcosa? A distanza di venti lunghi anni?

Su questo piccolo indizio, gli investigatori, vollero comunque fare delle ricerche su questa società, scoprirono che oltre a commercializzare, produceva ed esportava i suoi prodotti anche all'estero, nella compagine sociale, vi erano altre società, quasi tutte non italiane, e qualche anomalia nella storia dei dipendenti assunti, alcuni deceduti dopo pochi mesi dalla stessa assunzione, quasi tutti per incidenti di auto.

Tutto casuale, sfortuna? O qualcosa di sospetto?

Le indagini furono veramente accanite, fino a rilevare attività strane...a quel punto fu allertata la polizia, che grazie ai cani, riuscirono a trovare sostanze stupefacenti nascoste nei materassi e nei divani che stavano per essere esportati.

A distanza di venti anni qualcuno aveva commesso nuovamente il tragico errore: quello di vendere un materasso matrimoniale con all'interno parecchia droga (un valore enorme), purtroppo se ne erano accorti in tempo avevano scambiato il materasso e fatto sparire i poveri testimoni, che non si erano nemmeno resi conto di nulla.

La stessa cosa era accaduta alla sua famiglia, venti anni prima, il divano era stato sostituito, e i suoi genitori e la sorella fatti sparire, non si erano accorti di lui, altrimenti avrebbe fatto la stessa fine...


Giancarlo chiese per quale motivo la sostituzione non era stata fatta durante l'assenza della famiglia? la risposta fu:  in casa vi era sempre qualcuno, inoltre dovevamo fare in fretta, per via dei tempi stretti di consegna all'estero.


Le persone erano state addormentate e trascinate via, la fine era  stata indolore per le vittime,  poi, non rimaneva nessun resto su cui piangere.


Giancarlo, invece pianse finalmente tutte le sue lacrime e poi disse alla polizia: "e tutto per un loro maledettissimo errore, spero che marciscano per sempre all'inferno."
 
 
                                            Fine
 
 
 
Questo racconto non si riallaccia ad alcuna vicenda, ed è completamente inventato.


domenica 1 agosto 2010

Misterioso assassinio





Il direttore del suo giornale, lo chiamò, Alex, si domandò perplesso cosa volesse da lui alle 19 di sera, in prossimità delle sue agognate ferie.
Presto detto, voleva un favore personale, il rinvio delle sue ferie ad altra data da concordare, avrebbe dovuto seguire l'iter di un delitto alquanto strano.
In effetti strano era strano, in più il coinvolgimento di un famoso uomo politico, complicava alquanto le cose. Sua moglie, una donna di quarant'anni, era stata trovata nella vasca da bagno, uccisa con un colpo di rivoltella alla nuca.


Il bello della vicenda era, che la porta era chiusa dall'interno, anche le finestre erano chiuse, e la polizia non riusciva a capire come avessero fatto. L'alibi del marito, era granitico, dal momento che si trovava da giorni, addirittura in un altro continente, per un importante convegno, ed era rientrato, solo dopo che l'avevano avvertito del terribile evento.


La notizia era sulla bocca di tutti, e chiaramente ognuno ipotizzava qualcosa, ma indagando sulla vita di Kate, la donna uccisa, non era emerso nulla, nessun amante, nessun segreto, ed anche il marito, uomo politico molto apprezzato, non nascondeva nessuno scheletro nell'armadio, almeno così sembrava.


Alex, grazie al cielo aveva un amico nella polizia, e sperava di poter scucire qualche informazione, ma c'era poco da scucire, brancolavano tutti nel buio più nero.


Nel suo articolo, aveva riportato i fatti, e gli altri giornali concorrenti, avevano fatto altrettanto.


Accurate indagini stabilirono, che nella casa non vi erano impronte, oltre quelle della donna, del marito e della loro cameriera, la quale, nel giorno del delitto era fuori per ferie. La pallottola estratta con l'autopsia dalla nuca della povera assassinata, era una sola ed era stata sparata a distanza ravvicinata, non vi erano segni di colluttazione, e nessuna registrazione dell'arma.


Alex, ormai esperto di fatti di cronaca nera, si era veramente appassionato alla vicenda, e attraverso le sue fonti cercava di indagare sulla vita della coppia, chiese di poter intervistare la cameriera, ma l'intervista fu un flop incredibile, nessuna notizia rilevante, era una signora molto riservata, che si faceva gli affari suoi.


Il dilemma principale da risolvere era come avesse fatto l'assassino a chiudere la porta dall'interno, senza uscire poi da una finestra, o dal altre uscite, la casa era stata accuratamente controllata, e non vi erano uscite secondarie o nascondigli segreti, nè alcun trucco poteva essere stato utilizzato, dal momento che le serrature della porta erano così tante e complesse. Nè si poteva sostenere l'ipotesi di un suicidio.
Un rebus, un mistero, che stava rovinando la reputazione alla polizia, che dal canto suo non sapeva che pesci prendere.


Alex, invece era sempre più convinto, che per ogni problema esista una soluzione, e nessuno riuscisse a trovarla, perchè era troppo semplice. Lui credeva infatti che nella casa, un nascondiglio ci dovesse essere, eccome, infatti immaginava che l'abile, e freddo assassino dopo il delitto, avesse sprangato tutto, e si fosse nascosto, magari già travestito da poliziotto, e che al momento del ritrovamento, nel trambusto generale fosse riuscito a sfuggire all'attenzione della polizia, concentrata unicamente sul cadavere. Il movente, sarebbe stato importante stabilire il movente, ma quello non era stato minimamente cercato. L'assassino doveva essere un vero professionista pagato da qualcuno..... da chi se non dal marito?, che oltretutto avrebbe ereditato un bel patrimonio?


Lasciò passare del tempo, e iniziò a seguire l'uomo politico, che alla fine fece un passo falso, un pomeriggio lo vide in un bar con una bellissima donna di circa trent'anni, mentre stavano prendendo un caffè, erano molto composti, ma la veloce e dolce carezza della donna sul viso dell'uomo, lo convinse sempre più della sua idea.


Incastrarlo? come avrebbe potuto?, l'uomo era protetto dalla sua alta carica e nemmeno la polizia aveva il coraggio di interrogarlo più di tanto, forse l'avrebbe fatta davvero franca.


Decise di fare qualcosa, aveva molti amici, uno l'avrebbe potuto aiutare in questo caso, si travestirono da operai del gas e bussarono alla porta, la cameriera li fece entrare senza problemi, chiesero di poter fare dei controlli, ma intanto Alex distraeva la donna, mentre l'amico invece iniziò a cercare per la casa l'adeguato nascondiglio, forse un armadio?, il lussuoso appartamento, non disponeva di una
cantina, ma c'era una piccola stanza nascosta da una tenda, dove venivano conservati i vini, un nascondiglio perfetto, possibile che la polizia non l'avesse notato?. Poi andò nello studio, e dopo aver inserito un microfono, in un angolo nascosto della scrivania, ritornò da Alex che stava ancora parlando con la cameriera, gli disse che tutto era a posto, salutarono cordialmente e se ne andarono.


Finalmente, ora dovevano solo spiare..., ci vollero parecchi giorni, ma alla fine, riuscirono a registrare una conversazione tra il marito ed il sicario professionista, che gli stava chiedendo un saldo, per il servizio reso, di ben duecentomila dollari.


La registrazione fu recapitata al capo della polizia, e per sicurezza furono inviate delle copie ad altri funzionari.


La bomba scoppiò....e grazie alla confessione del sicario, l'uomo fu arrestato.


Alex scrisse il suo articolo, con tutti i dettagli, anche se sapeva bene di aver compiuto un azione contro la legge, ma ormai la denuncia di un assassino che potere avrebbe avuto?


Beh!, anche gli altri giornali concorrenti, non furono da meno, grazie a lui, i fatturati di tutti furono eclatanti.

sabato 10 luglio 2010

Il delitto non fu servito



Certo viaggiare di notte offre i suoi vantaggi, ma Pietro era davvero stanchissimo, erano ore che stava guidando sull'autostrada, e le palpebre stavano diventando sempre più pesanti. Si fermò al primo motel, quasi deserto, parcheggiò l'auto e entrò nella hall, dove un portiere di notte di mezza età, assonnato quanto lui, gli porse la chiave della stanza, dopo le registrazioni di rito ed il pagamento anticipato.


Dopo un buon sonno, si risvegliò alle otto di mattina, fece colazione al bar adiacente, e andò alla sua auto, ma dove era la sua auto?, sparita?, rimase per un attimo sconcertato, poi, rietrò nella hall, e informò il portiere dell'accaduto, l'uomo, che stava dando le consegne ad un collega, lo invitò ad andare con lui presso il primo distretto di polizia, dove Pietro fece la sua denuncia, lasciò tutte le sue generalità, il poliziotto di turno, gli chiese se fosse assicurato, e Pietro rispose:" grazie a Dio sì, l'auto è quasi nuova, una BMV ultimo modello", meno male replicò il poliziotto, purtroppo una banda di ladri di auto, da qualche tempo, imperversava in quella zona, senza lasciare nessuna traccia.


Pietro penso fra sè : bella roba, che schifo di mondo, guarda te se un poveraccio, che sta andando in vacanza, si deve ritrovare in una situazione come questa.
Con il cellulare avvertì la moglie, che già si trovava in Sardegna, che sarebbe arrivato in ritardo, stranamente la voce della consorte, era sorpresa ed anche turbata, ma non ci fece troppo caso, chiamò un taxi per farsi portare alla stazione.


Arrivato a destinazione, in effetti, Pietro notò che la sua bellissima moglie, era alquanto strana, le raccontò tutto quello che era accaduto, ma il suo atteggiamento non cambiò, sembrava estremamente nervosa e sulle spine, tanto che Pietro le chiese , se le fosse successo qualcosa, non ebbe risposta.


Dopo un paio di noiosi giorni di vacanza, la polizia di Bologna, lo chiamò al cellulare e lo informò che la sua auto era stata ritrovata, purtroppo completamente distrutta, all'interno di un camion, altrettanto distrutto, con tre cadaveri ridotti molto male, era necessario che si presentasse immediatamente nel distretto della zona del ritrovamento.


"Cristo", imprecò Pietro:" bella vacanza davvero, ora anche questa".


Il viaggio, fu pesantissimo, il caldo, la brutta storia, era davvero nervosissimo, comunque si incontrò con il commissario, che gli descrisse più precisamente gli avvenimenti, in pratica l'auto era stata rubata da due stranieri, caricata su un camion apparentemente identico a quelli del soccorso stradale, non si erano però accorti, che all'interno dell'auto c'era un uomo, poi, secondo la testimonianza di alcuni automibilisti, per fortuna abbastanza lontani, mentre il camion stava viaggando sull'autostrada, l'auto era letteralmente scoppiata, il camion si era incendiato, l'autopsia, adesso avrebbe dovuto accertare l'identità delle persone coinvolte, ma soprattutto quella dell'uomo vicino all'auto.


L'identità dell'uomo, fu svelata, era un giovane dipendente, un promettente dirigente, della azienda di cui Pietro era il titolare, attraverso il tabulato telefonico, accertarono che questa persona contattava tutti i giorni, sapete chi? già, proprio la moglie del suo datore di lavoro. L'amante della donna, stava cercando di sbarazzarsi del di lei marito, l'aveva seguito, e durante la notte, stava nascondendo una rudimentale bomba con il timer, proprio dentro l'auto, peccato per lui, che nello stesso momento, due ricorrenti ladri di auto, avessero adocchiato proprio quella bellissima BMV, e l'avessero caricata, mentre lui, stava nascosto all'interno dell'auto, inutile gridare ed avvertire, quelle due persone non capivano per niente l'italiano, vittima del suo stesso giogo, probabilmente non riuscì a dinnescare adeguatamente la bomba, comunque sorte ampiamente meritata, direi.


La moglie fedifraga, disperata per la morte del suo giovane amante, confessò tutto senza opporre alcuna resistenza, per lei si aprirono le porte del carcere.


Volete conoscere le reazioni di Pietro, all'inizio fu sorpreso, poi arrabbiato e poi immensamente felice, perchè il destino lo aveva salvato da morte certa, l'assicurazione pagò tutto senza fare storie, in più, ciliegina sulla torta, dopo qualche mese conobbe una signora di età adeguata, altrettanto ricca, di cui si innamorò totalmente ricambiato.


Beh! che dire, meno male, qualche volta il delitto non paga.

domenica 20 dicembre 2009

Un misterioso giallo



Amava i tramonti, adorava la neve, Fabrizio F., un bellissimo giovane romano, di trenta anni, alto un metro e ottanta, capelli castani ed occhi azzurro verdi, fotomodello sin dalla più tenera età, le donne impazzivano per lui, per forza, sembrava un principe ereditario, ma Fabrizio oltre a tutti i pregi fisici, che madre natura gli aveva abbondantemente elargito, era un bravissimo ragazzo, un cuore puro, preferiva aspettare d'incontrare la donna della sua vita.

Legatissimo alla sua famiglia, ai suoi fratelli e sorelle, adorava i nipotini, con i quali amava passare il suo tempo libero, poco a dire il vero, perchè il suo mestiere di fotomodello lo costringeva a lunghe trasferte ed a presenziare a odiose serate di gala, anche i suoi colleghi avevano una grande stima di Fabrizio, per la sua correttezza e per la sua mancanza di competitività.

Ma un brutto giorno, sua madre una donna stupenda di circa sessanta anni,
si ritrovò in un commissariato di polizia per denunciare la scomparsa di suo figlio Fabrizio. Erano ormai due giorni, che non lo sentiva, il cellulare non dava segni di vita, a casa non c'era, inoltre le agenzie le avevano confermato che non era in trasferta di lavoro. Il funzionario di polizia, un omone con i baffi, cercò di tranquillizzare la signora, e aprì immediatamente il caso.

Iniziarono con il perquisire il suo appartamento al primo piano di un piccolo condominio, situato alla periferia di Roma, un appartamento di circa 120 mq, arredato con grande gusto, le stanze erano tutte in ordine, esclusa la camera da letto, che testimoniava che il ragazzo aveva dormito nel suo letto, nulla di strano, anche la sua auto, una porche nera, era regolarmente parcheggiata nel garage, tutto era al suo posto, escludendo il cellulare e le carte di credito, ma successivamente dopo immediati controlli, non rilevarono alcun segnale nè del cellulare, nè trovarono comunicazioni strane, nei tabulati telefonici, nè alcun movimento sui suoi conti correnti, fu controllato anche il suo computer portatile, ma anche lì non fu trovato niente di anomalo.

I giorni passavano e nulla trapelava, la famiglia ormai era quasi tutti i giorni presso il commissariato di polizia, ma di Fabrizio, nessuna traccia, il responsabile, l'omone con i baffi, iniziava a pensare che davvero qualcosa di grave fosse accaduto, e non sapeva più come tranquillizzare quella povera donna che si appellava a lui come fosse la sua ultima speranza al mondo. Furono setacciati tutti gli ospedali, tutti gli obitori, ma Fabrizio F., sembrava davvero sparito nel nulla.

Cercarono di ricostruire gli ultimi movimenti del ragazzo, forse una delle ultime persone che l'avevano visto era la sorella Patrizia, che Fabrizio era andato a trovare il giorno prima della sua scomparsa,  ma secondo la testimonianza della sorella,  il giovane era tranquillissimo, sereno come sempre.

La famiglia disperata,  si rivolse anche ad un investigatore privato,  purtroppo anche lui non riuscì a scoprire niente,  nonostante i brutti presentimenti, tutti coloro che lo amavano,  stavano  aspettando il miracolo del suo ritorno,  due anni trascorsero,  ma questo miracolo non accadde.

In questi  due anni i familiari avevano continuato a pagare l'affitto dell'appartamento del loro congiunto, con l'intima speranza che ritornasse, ma alla fine, compresero che ormai era tutto inutile, decisero di disdire il contratto di locazione, e  di far liberare l'appartamento trasferendo tutte le sue cose in un magazzino di loro proprietà.  A questo trasloco, presenziò  l'investigatore privato, per rilevare eventuali tracce,  e incredibilmente lo smontaggio di una libreria dal muro, portò alla luce una telecamera nascosta.

L'investigatore si recò subito dalla polizia e sorpresa....in questa telecamera, furono trovate proprio delle  registrazioni  tra cui  quella degli ultimi istanti di vita del giovane Fabrizio, erroneamente sullo start?  infatti si vedeva chiaramente un uomo, che entrava dalla finestra, e cercava qualcosa, " una borsa nera" sotto il tavolo dello studio,  purtroppo  il ragazzo si accorse dell'intruso, e l'altro senza  nessun indugio lo uccise con un colpo di  pistola con il silenziatore, alla testa.

Ma chi era l'assassino? Il viso dell'uomo nel video era molto riconoscibile, infatti la polizia lo identificò come un deliquente molto pericoloso, uno spacciatore di droga di alto livello, che non erano mai riusciti ad incastrare, lui stesso,  una volta arrestato e messo alle strette confessò  ciò che era realmente accaduto : " Nulla di personale, si era trattato solo di un  un tragico scambio di borse, in pratica,  in un bar molto frequentato, solo poche ore dopo,  si era accorto dell'errore, era riuscito a trovare  nella borsa stessa  del ragazzo,  il modo per rintracciarlo,  doveva in ogni modo solo recuperare la borsa piena di droga, ma era stato costretto ad  uccidere il ragazzo,  quando egli si era accorto della sua presenza.  Per non lasciare tracce in quella stessa notte, aveva portato via ed  occultato  il cadavere, in una campagna vicina.

Nessun mistero paranormale dunque, solo un atto terribile compiuto  da parte di un essere senza cuore, che adesso è in un carcere di sicurezza e sconterà l'ergastolo,  ma Fabrizio non tornerà mai più, l'unica cosa che la famiglia ha potuto fare per lui è dargli l' ultima dimora, dove poterlo piangere.

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti od a persone, è puramente casuale.