sabato 18 dicembre 2010

Fate e folletti cattivelli



Qualcuno di voi crede che esistano delle creature magiche  chiamate Fate, Folletti, gnomi?,  forse no, ma in un blog del mistero, non possono mancare.

D'altra parte, sono davvero tantissime ed attraverso le tradizioni ed il folklore popolari, sono riuscita a ricavare qualche informazione per i più curiosi.

Ad esempio in Val di susa  si dice che esistano dei folletti un pò birichini chiamati Farfarelli,  per distrarli, i contadini sistemavano una scodella piena di riso o di grano dietro la porta, una volta entrati e rovesciata la scodella,  i Farfarelli erano costretti a raccogliere tutti i chicchi, e così impegnati non potevano compiere le loro marachelle.

Secondo la tradizione però esisterebbero  in Val Maira,  i più temibili Grumisel Rou, che nel cuore della notte, attorno alle case lasciano penzolare  un filo lungo due metri, che se toccato provoca una scossa mortale.

Non meno crudeli si dimostrano i loro parenti di nome Berlic,  che invece invadono come ombre le stalle, scatenando il pandemonio tra gli animali.

Ma che dire di una creatura femminile chiamata Splorcia? sembrerebbe che abbia sembianze orribili: un muso di maiale, ali di pipistrello, zampe di rospo e coda di scorpione,  spaventa con urla disumane gli animali, ma la cosa più terribile che a volte rapisce i bimbi che si sono persi.

Ma sapete che oltre le fate esisterebbero anche  i figli delle fate? , secondo la tradizione essi si chiamerebbero Orchons,  alquanto malvagi, sarebbero dei veri e propri orchi, capaci di diventare piccolissimi e grandissimi.

Un'altra creatura malvagia che infesta i ruscelli del Biellese è la Cattivora, ha occhi rossi ed artigli al posto delle mani e sembrerebbe ghermire i malcapitati che si avvicinano troppo all'acqua.

E poi finalmente esistono le fate, che sono presenti nelle valli alpine, queste bellissime creature dotate di ali, danzerebbero sulle vette al chiaro di luna.

Ma ste' creature chi le ha mai viste? beh! oggi credo che non le veda proprio più nessuno, nel passato qualcuno invece ha anche tentato di catturarle.

Ma al di là delle leggende, qualcuno, chissà quanto tempo fa,  anche se  non le ha veramente mai viste, le ha inventate,  la cosa assai curiosa che in fondo a pensarci bene, la malvagità e la bontà non siano doti appartenenti solo agli esseri umani, ma anche a ben altre strane creature.





16 commenti:

  1. ma no che non esistono

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    1. Archeologia del mistero (2014) Al matematico Odifreddi

      I. Ipotesi sulla non creazione di Eva

      L’Uomo Erectus, nato in Africa un milione di anni fa, fu il vero padre ancestrale dell’Uomo Sapiens. L’Uomo Erectus possedeva una costola mobile, cioè delle reni, in più del Sapiens. Egli usò il fuoco. Anche l’uro, “bos primigenius” dipinto anche a Lascaux, possedeva una costola in più del dio toro, un dio non ancora antropomorfizzato a livello psichico. Il Sapiens, ossia Uomo di Cro-magnon, vero portento nella caccia, però, visse per un po’ a contatto con quello di Neanderthal, un antropofago per lo più europeo, dal carattere sessuale più libero, dicono i paleontologi, e che tingeva di ocra rossa i morti e decorava le salme con fiori in caverne dei Monti Zagros, tra Iraq ed Elam. Io suppongo che Lilith, come demone biblico, in vero fosse un Neanderthalensis e che mal si accoppiava col Sapiens. Quando, poi, in rito sciamanico, e dopo una sonnolenta glaciazione, nella primitiva tribù umana si volle paragonare a forza vitale una rara bellezza di Sapiens Sapiens, cioè Eva, prodotto di una mutazione, si disse che essa nacque da costola di un Uro/Adamo. Ciò parrebbe molto strano, ma io inviterei ad osservare le corna di bovide che sormontano l’uomo raffigurato seduto di fronte a una donna nel cosiddetto Sigillo della Tentazione, ritrovato in Iraq, dove compare sia un albero dai bei frutti che il serpente: fin dagli inizi della storia vi è una simbiosi tra l’uomo e un simbolo di potenza animale. Eva, come nome ebraico, è l’onomatopea del vagito, per questo è detta la Vita. Una domanda: se nella Sacra Bibbia di Eva ce n’era una sola, come mai quell’omicida patentato di nome Caino vi trovò moglie, nell'iranico Paese di Nod? Il nome Caino indica un fabbro e i primi siti dov’era praticata la metallurgia nella storia sono attestati in Iran, proprio dove egli fuggì.



      II. Sul mitico serpente

      Il serpente, collegato a misterico matrismo (non proprio un matriarcato), alla trasmigrazione delle anime, e studiato anche dalla Gimbutas, comparve in certe statuette in terracotta a somiglianza umana, di esseri nudi, a El Obeid, nel quattromilaseicentocinquanta a. C. (confronta data con l’inizio del calendario ebraico!). Il serpente prese ad essere adorato anche in Egitto tra i primi coltivatori di frumento, ed essi ebbero contatti coi primi mesopotamici, osservati certi manici ben lavorati di coltello in pietra. Il periodo di El Obeid accadde prima dei Sumeri, i quali non erano originari della Mesopotamia: insediativisi, canalizzarono la regione e vi fortificarono città-stato. El Obeid è una località presso l’antica Eridu; allora, sorgeva presso il mare, il Nar Marattu, ovvero Il Mare Orientale degli Accàdi. Anche in Oriente vi è un fiume che ci ricorda la lingua mesopotamica di Sargon di Akkad: l’indiano Narmada. Da non soltanto vasi del Belucistan, raffiguranti estinti bovidi, ma anche da tavolette in cuneiforme di antiche città della Babilonia noi sappiamo degli scambi marittimi con quel subcontinente asiatico. Esistevano, infatti, delle bulle in terracotta che contenevano allora gettoni e sigilli di vario genere per gli scambi commerciali e su questi spicca una specie di zebù. Ancora i segni dei sigilli della valle dell'Indo non sono stati decifrati, benché a mio avviso la parola dio sia una ruota e non dissimile dal raggiante "dinghir" sumerico-babilonese. Una domanda: se le statuette ofidie di El Obeid si ricollegano idealmente alla cosiddetta Tentazione, da chi furono scacciati quegli adamiti, dagli angeli o dai Gutei calati dai Monti Zagros? Forse dai topi, come accadde, poi, a suo tempo a esercito assiro? In questo caso, però, benché la Bibbia dica che l’assiro si ritirò dal campo di battaglia a causa di un angelo, non così è scritto in certi documenti in cuneiforme. Il non lontano giardino di Gu.edin.nah, sito tra le città di Umma e Lagash, un tempo era paradisiaco e fu persino proiettato in cielo come costellazione rintracciabile in Pegaso.

      Franz

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    2. III. Sulla Sfinge di Giza e una dissertazione sull’Esodo

      C’è un particolare nella Tavolozza di Narmer (protodinastia egizia, 3200 a.C., Museo delle antichità de Il Cairo) sfuggito all’esame degli esperti. Su una sua faccia, e lì dove Narmer indossa la corona bianca, ben si nota il falco solare sul corpo, come insabbiato, di un’asiatica sfinge coronata da steli di papiro. Stesso copricapo egizio, persino la barbetta poi perduta dalla Sfinge di Giza. Secondo me, essa era la base scultorea per la Sfinge di Giza e la sua testa venne riscolpita all’epoca di re Chefren, mentre gli arti di leone le furono aggiunti scavando alla sua base, ma la sua fattura è chiaramente più antica e appartenente al Popolo del papiro, quello che la Bibbia chiama Misraim. Ma Misraim non è Misri, l’Egitto predinastico non è il dinastico! Se, peraltro, osserviamo la storia dell'Egitto per come ci viene descritta da reali documenti, possiamo individuare persino il vero faraone dell'Esodo biblico in Amenofi II, figlio del valoroso Thut-mosi III, quello di 17 campagne belliche contro il Popolo di Mitanni per la conquista di Meghiddo, in Palestina. Secondo l'archeologo Gardiner, durante la seconda spedizione il suo dio Amon circondò i nemici con larghi fossati di fiamme e fumo: che ciò siano le famose colonne di fuoco con cui si annunciava il dio israelitico non mi par dubbio, ma da parte di astrofisici e alcuni archeologi molto noti, come il Di Cesare, ciò è riconducibile a un impatto meteoritico che causò la caduta di antiche civiltà, come in Mesopotamia così altrove. Di sicuro un meteorite si trova nella Ka’ba della Mecca. Certo, questioni astrofisiche, come eclissi di luna, registrate dagli antichi spostano datazioni di certi eventi. Stando così le cose, primo: Abramo, come patriarca, aveva avuto una schiava egizia di epoca hyksos, dunque fu vissuto all'epoca di Hammurabi di Babele (non di Babilonia, che è una regione!) e di Ariok di Ellasar, ovvero Rim-Sin, re di Larsa, e di Kedorlaomer, alias Kudur-Lagamar di Elam (chi cerca trova un bel libro di Arborio Mella); secondo: Gerico fu, invece, presa e incendiata solo ai tempi di Ekh-en-Aton, e lo fu a causa dei Habiru (come già sosteneva Sigmund Freud in uno dei suoi saggi psicoanalitici su Mosè, e anche un dimenticato Sir Marston), quindi ai tempi di rilassatezza politica, non essendoci ignoto che molto più tardi Ramesse II si recò in Galilea, nel 1272 a. C., mentre più a Nord proprio la città di Gerico era vuota e deserta da molto, molto tempo (parte I)
      Franz

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    3. E c'è da chiedersi come mai la Bibbia (pare che re Giosìa, poi ucciso in battaglia da faraone, ne abbia trovato una versione nelle profondità segrete del Tempio di Salomone. Chissà se la adottò come testo ufficiale!) ci descriva cose in altra maniera. Cosa si vuole forse nascondere, che Ramesse II, anni dopo la battaglia di Qadesh, fece un'alleanza di mutua assistenza con gli Ittiti anatolici e che essi si divisero tutti i terrritori e i gruppi umani nelle terre di mezzo? Di certo Mer-en-Ptah, successore al trono di Ramesse II, disperse tribù ribelli nel deserto, e tra di esse vi cita un futuro Israele. La notizia di ciò fu scolpita sulla stele nera guarda caso già appartenuta a Amenofi II (Amen-hotep). In conclusione, accennando a notizie dell’egittologo Donadoni in cui Israele persino partecipò a campagne belliche in Egitto ai tempi dei Persiani e a quelli di Bagoa, allora governatore di Giudea, in cui in Alto Egitto, a Elefantina, venne ricostruito tempio dedicato a Geova (probabilmente una volta demolito da egizi fedeli a Atum, il dio degli dèi), se si vuole proprio credere veritiera la parola del biblista, la Legge dei padri fu, però, compilata quando i due scettri non avevano più influenza sulle province costiere: solo dopo Ramesse III, che sconfisse nel delta del Nilo i cosiddetti Popoli del Mare, solo allora si potè dichiarare che la regina Nefert-ari, moglie di Ra-messes, si fu infatuata di un certo Mosè, senza incappare nella vendetta dei faraoni contro la calunnia (ma forse di Mosè ne esistettero più di uno e, come scrisse il giornalista americano Lehrner, uno era solo egiziano: egli attraversò le paludi del Mar Rosso e fabbricò serpenti in rame nell’oasi sinaitica di Qetta con fonderie, appunto, egiziane). Una bestia ha diecimila occhi e orecchi dappertutto e riferisce tutto al visir.

      Franz

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    4. 37) Sin'e'ar=La terra di Sin (nella Bibbia)=Sumer (Iraq) [nota: il mesopotamico Monte Nizin, cioè del dio luna Sin, ha un omonimo: il Monte Sinai del decalogo];
      38) Ish.tar=Colei che si dona (dea dell'amore e della guerra) [nota: tar probabilmente è una parola altaica e significa dono, e Mounji Tar, in lingua siberiana, stranamente rassomiglia molto a Mohenjo-Daro, come Dono della Madre Terra (Mou/Mu). Del resto henge=portare, perciò nji e henjo, anche come complemento di specificazione. E’, però, degli antichi veneti che parole di città come Treviso (Tar-visum, Dono dei fiumi: il Sile e il Cagnan) e Trieste (Ter-geste, Mercato) contengono il prefisso tar o ter che indica naturalmente il luogo di un dono dato. Se poi pensiamo ai tirreni etruschi, intesi come tyr=tiur e hena=ghena, questi capitani di mare erano Progenie degli scambi. Al mondo tante stranezze, non mi stupirebbe che dal malese Orang=uomo possa derivare Rangu o Uranji, cioè il nome della scrittura fatta di “omini” dell'Isola di Pasqua: questa, poi, rassomiglia molto a quella della civiltà della valle dell’Indo. Altra stranezza è la città sull’Indo Kot Diji, che tradotto dall’egizio può significare I contenitori (vasi?) del serpente cobra (djet), come Harappa se letto al contrario in Pa.hap.har=il bove regale, la cui groppa potrebbe raffigurarsi nel fiume Gange o ricordarci per grandi linee la schiena di un estinto zebù in certi antichi sigilli. Chahun-Daro, poi, in cinese ricorda Cha=fiume, come se essa sia la Città "dono" dell'Indo. Per quel che ne so, gli scheletri radioattivi trovati a Mohenjo-Daro erano di tipo mongoloide, proto-alpino e alpino, quindi provenienti da aree geografiche ben differenti, come di genti richiamate dalla civiltà in mattoni a onorare il potente Signore degli animali (Shiva), ma bisognerebbe ricercare in situ un cratere d’impatto meteoritico risalente a quel periodo storico per giustificare le contaminazioni. Non credo ai vimana volanti, ma forse a qualche occasionale extraterrestre che non si sbandiera tanto oggigiorno, dopo delle bombe atomiche];
      39) Ut-nah.pish.tim=Colui che vide la vita (il Noè assiro-babilonese) [nota: nel piccolo grande universo di Sargon di Akkad gli altri tre Noè del diluvio sono: Atrahesis per l’Elam, Noah per Amorrei, Ziusudra per Sumeri. Ho detto “piccolo grande universo” perché il diluvio non pare proprio così universale, seppur ci siano state nel tempo altre aree interessate dal fenomeno. Misteri? Ah! Se trascriviamo al contrario il nome caldeo dell'Eufrate, e lo traduciamo, vien fuori “Hathor la Giovenca”, mentre il Tigri, sempre in caldeo e come , si può tradurre come Fiume di ciò che gli sta sulla testa. Un corno bufalino? Come se la testa della dea adorata anche in miniere del Sinai avesse occhi e orecchi bovini in città antiche dove era sito l’Eden biblico. Chissà come un dio lo vedeva dall’alto! Di certo il Nilo egizio ne era una zampa posteriore nel Nomo presso la Grande Piramide];
      40) Y.H.W.H.= Yah-ho-(was-ah)-netor-en-netoren= Io che vengo portando (lo scettro sono) il dio degli dèi=Yehowah, Geova [nota: vedi gli strani geroglifici in tempio giudaico (!), epoca persiana: Cambise (?), Alto Egitto, a Elefantina - vicino a tempio di Iside, invece tolemaico. Da notare che in antico egizio Pa Netor ah, “il dio che io sono”, suona molto simile a Torah, il Pentateuco di Mosè, e che Mosè, come nome simile a Mosi, Mosis e Messes, può tradursi in E’ nato. Ma c’è da chiedersi come mai vi è quella dicitura “Dio degli dèi”: c’è un politeismo nascosto in Elohim? Elohim, in ebraico, significa “Gli dèi”, nella Bibbia è tradotto semplicemente Dio a differenza di Geova che è il nome del Signore. Lampada non va messa sotto un secchio per far luce... Be’, anche questa sta proprio in alto. Anzi, in Alto Egitto!].

      Franz

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    5. C'è chi pensa che ci abbiano creato o abbia manipolato il nostro dna una razza di alieni...appunto gli dei...
      La ringrazio molto

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  2. E dai sei sempre tu? probabile che tu abbia ragione o forse no...dipende da dove ti trovi...
    Ciao
    Angie

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  3. ei io credo che forse esistono ... vai sul blog : la porta dei sogni di selenia e lì si che troverai tutto quello che vuoi su fate , folletti , sirene , fantasmi , dei e qualsiasi altra cosa o essere che riguarda il fantasi ...te lo consiglio =)

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    1. Grazie della tua gentile segnalazione, lo farò...sicuramente...
      Angie

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  4. ciaooo il mistero è una delle mie passioni preferiti baci a presto

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    1. Allora sei a casa tua
      Baci a te Selenia
      Ciao Angie

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  5. Ciao, sono capitata per caso in questo blog e non ho potuto fare a meno di leggere questo post su fate e folletti. Vorrei raccontarti in breve un'esperienza vissuta da mio nonno (classe 1889). Abito in Basilicata e mio nonno aveva un cavallo, uno stallone nero con una stella bianca sulla fronte. Per un lungo periodo di tempo, quando, al mattino, mio nonno lo andava a prendere dalla stalla, gli trovava la lunghissima coda e la criniera acconciata con piccolissime trecce. Avrebbe tanto voluto conoscere quella persona matta e dispettosa che passava tutta la notte a fare treccine. Una notte decise di restare nella stalla per sorprendere l'intruso. Nascosto tra il fieno, rimanendo nel buio e con la lampada accesa accanto al cavallo, era deciso a restar sveglio tutta la notte in attesa di vedere chi entrava nella sua stalla ogni notte. Il tempo trascorreva, ma nessuno si fece vivo, così quando incominciò ad albeggiare, fu preso dal sonno. La stanchezza aveva preso il sopravvento ma la volontà di smascherare il malandrino gli fece quasi subito aprire gli occhi e con stupore vide coda e criniera del suo cavallo lavorate nuovamente a treccine. Non ha mai capito chi fosse e come soprattutto potesse fare centinaia di piccole trecce in così poco tempo.
    Sarà stato forse uno di quei folletti?

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    1. Chissà, le leggende nascondono verità impensabili, e questo tuo racconto se vero, lascia aperta la porta...
      Grazie Angie

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  6. ma certo che esistono. leggete il libro di leo zagami , i maestri invisibili del nuovo ordine mondiale,e tutto torna.

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  7. Non l'ho letto...,...lo leggerò
    Ciao

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